La sperimentazione sociale è Poesia

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Una storia creativa che comincia in Valdinievole, passa per l’Alta-Italia e prosegue a Pistoia. Passando attraverso molteplici forme di espressione. Questa è la storia di Anna Maria Dall’Olio, professoressa d’inglese dotata di una penna poetica forte e cruda, capace di emozionarsi e emozionare. 20160118_185320“Mio nonno – ci racconta la poetessa rinvangando le sue origini valdinievoline – era il capostazione della Centrale di Montecatini”. Lei, però, prima di tornare in provincia anche se dall’altra parte del Serravalle, ovvero a Pistoia, ha dovuto fare un po’ di “esilio” al Nord, a Varese per l’esattezza, a caccia di un posto di ruolo nella scuola: “Varese è una terra intrisa di materialismo – racconta Anna Maria – nella quale non è semplice sentirsi a casa”. Poi, dopo una parentesi a Castelnuovo Garfagnana (“che ho immortalato in una poesia non proprio dolcissima” ci racconta) eccola a Pistoia. Adesso insegna inglese al Petrocchi dove si trova “benissimo: c’è un corpo docenti di autentici artisti che è bello frequentare!”.

Fin qui, la vita professionale. Ma la parte che più ci interessa raccontare di Anna Maria Dall’Olio è quella artistica. Che comincia con un’autentica sorpresa. Chiedendole di mostrarci la sua opera prima, eccola arrivare con un libro dal titolo insolito, “Tabelo”, edito nel 2006. “È un dramma, un atto unico in 19 scene”. Un’opera teatrale, quindi. Con una particolarità: non è in italiano. Né in una lingua parlata. “Tabelo” è scritto in esperanto: “Sono esperantista quasi per caso, per una serie di coincidenze tra l’università e Pistoia. Dopo aver rimpianto delle lezioni che a Pisa, all’Ateneo, si tenevano in orari scomodi per me, ecco capitarmi davanti l’avviso di lezioni di esperanto proprio a Pistoia”. Lezioni che la portano a partecipare al convegno universale a Pechino, nel 2004…

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Intanto, il suo animo creativo non conosce sosta. “Hai un bel linguaggio, perché non scrivi poesia?”. A dirglielo è Gianni Cascone, durante un corso di scrittura creativa al Funaro, a Pistoia. Ed ecco che nasce la consapevolezza di una possibilità: “Non ho mai scritto da giovane, ma ho studiato tanto” medita raccontando la poetessa. Ed ecco che nasce “L’angoscia del pane”, edito da LietoColle, nel 2010. La sua scrittura è sin da subito completa, piena di suoni, una poesia nella quale anche gli spazi hanno valore, hanno significato. Il libro ha buona risonanza, con una ristampa nel 2012 e una seconda edizione nel 2013. Poi, nel 2014, è la volta di “Latte & limoni”, che esce con “La Vita Felice”, un editore di Milano. Anche questo, libello di poesie forti, autentiche, i cui suoni esplodono in testa mentre il contenuto sciocca schioccando in mente, ha buon seguito. Infatti, Anna Maria lo sta ancora presentando. Anche adesso, a poche settimane dall’uscita dell’ultima fatica, il “Fruttorto Sperimentale”, ancora una raccolta di poesie. “Doveva chiamarsi ‘Giardino sperimentale’, ma l’editore mi ha convinta che la parola ‘giardino’ sia fin troppo banale”.

La sperimentazione, quindi, finisce nel titolo della sua terza raccolta. Una sperimentazione che è la cifra costante della sua produzione. “Io scrivo alcune frasi, poi le riprendo, perché la poesia è fatta di forma e contenuto, in una somma che è numero e forza. Ecco perché non c’è neanche una mia poesia che somigli ad un’altra. Non c’è niente di casuale in quello che scrivo”. Una sperimentazione che non diventa mai banale, che non esce mai dal seminato della comunicatività: “Io scrivo per essere capita, la comprensione è per me importante perché io scrivo per gli altri, per comunicare loro temi e argomenti: per questo scrivo poesia sociale. Ecco perché cerco di non essere solo ‘scritta’ ma di far suonare anche del ‘parlato’ nei miei componimenti, il ‘ritmo’ della parola mi piace”.

Un ritmo che impressiona, che affascina, che comunica. Nella sperimentazione che diventa coscienza. Partecipazione emotiva. Idea. Un’idea che ci è piaciuta tantissimo

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