Quarto Savona Quindici, la macchina della scorta di Falcone a Pistoia

quarto savona quindici

Quarto Savona Quindici” era la sigla della macchina della scorta di Falcone, quella dove viaggiavano il capo scorta Antonio Montinaro e i due agenti Vito Schifani e Rocco Dicillo. La macchina che, trasfigurata e divelta dalla conflagrazione, è diventata un vero e proprio monumento antimafia semovente grazie all’associazione che porta il nome proprio di quella sigla: “Quarto Savona Quindici”.

Un monumento semovente che ha fatto tappa stamattina, 3 maggio, a Pistoia, nella sua unica fermata toscana del giro per l’Italia “Memoria in Marcia”, giro organizzato in collaborazione con la Polizia di Stato.

“Quarto Savona Quindici” era la sigla radio dell’auto della questura di Palermo che apriva il corteo che trasportava il giudice Falcone e che a Capaci ha trovato la morte, la mafia, e la Storia stessa del nostro Paese. Una Storia che, nella Capitale italiana della Cultura 2017, diventa educazione civica. Invitate, infatti, tutte le scuole di tutta la provincia, insieme a tutta la cittadinazna, per vedere quel viluppo straziato di lamiere.

L’evento, che vi raccontiamo grazie alla testimonianza diretta di un’inviata di ValdinievolEventi alla manifestazione, è stato composto, partecipato e solenne. Partita da Piazza d’Armi, la processione civica ha seguito il feretro vitreo dentro al quale era raccolta la macchina distrutta avvolta nella bandiera Tricolore fino al Palazzetto. Entrati, i rappresentati di moltissime scuole cittadine e moltissime persone, hanno assiepato la curva del PalaCarrara ascoltando dapprima l’Inno nazionale. Poi, dopo gli interventi delle autorità, ecco le parole delle due mogli degli uomini morti dentro a Quarto Savona Quindici: la vedova Schifani e la vedova Montinaro. Soprattutto quest’ultima è la principale mente e il principale cuore di questa manifestazione civica itinerante, che sta portando il reperto da Peschiera del Garda, dove era anonimamente raccolto presso una Scuola della Polizia di Stato, fino a Palermo, dove verrà posto il prossimo 23 maggio nel giardino della Memoria che è stato allestito a Capaci, proprio nel giardino nel quale la tremenda deflagrazione aveva scaraventato omicida la carcassa dell’auto della questura con i poveri corpi dentro.

Tantissima la commozione di tutti i presenti, bimbi, docenti, ragazzi, professori, e tanta tanta gente comune. Perché la lotta alla Mafia si fa anche e soprattutto così: nella memoria, e nell’orgoglio.

 

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